C’era una volta Forever Bambù, ma prima ancora… Mauro Lajo racconta la nascita di Forever Bambù

Oggi vogliamo raccontarti una storia, la storia di un’idea innovativa ed ecologica che molti avrebbero potuto giudicare rischiosa rispetto ai sistemi produttivi tradizionali, ma che per noi si è trasformata in una realtà importante e proficua.

E’ la storia della nascita di Forever Bambù, che grazie alle caratteristiche del nostro sistema e dei nostri prodotti andrà avanti per i prossimi cento anni – il lungo periodo di resa delle nostre coltivazioni – ma che per me ebbe inizio in un pomeriggio di settembre di cinque anni fa, quando sentii parlare per la prima volta del progetto.

Come forse sai già, io sono Mauro Lajo e sono una delle persone che nel 2014 hanno creduto in quest’idea grazie a cui siamo riusciti in pochi anni a creare un’azienda green leader nel proprio settore.

Ho già spiegato che si trattava di un’idea innovativa, soprattutto per allora, quando ancora si muovevano i primissimi passi verso la sensibilizzazione sui temi della sostenibilità che oggi non possiamo più permetterci di ignorare. Quel che mi lasciò veramente a bocca aperta però furono le prime parole che Emanuele Rissone scelse per parlarne a me e alle altre persone che aveva radunato quel giorno nella sua casa per ascoltare una nuova proposta di business.

“Signori”, ci aveva detto, guardandoci a turno negli occhi, “Noi diventeremo agricoltori!”.

Anche se allora non potevo immaginarlo, presto avrei capito che non si trattava di uno scherzo ma della più concreta delle idee per dare un’impronta positiva all’investimento del nostro impegno e delle nostre risorse. Eppure, in quel momento, mi domandavo che prospettive di grandi profitti potessero aver convinto un imprenditore a interessarsi della coltivazione!

Dopo tutto, non si tratta di una pratica in uso da migliaia di anni? Come poteva affermare che proprio l’agricoltura avrebbe rappresentato l’orizzonte produttivo più innovativo, in cui sarebbe valso la pena investire impegno e risorse e i cui frutti avrebbero costituito una vera e propria rivoluzione?

In realtà, per me, la più grande rivoluzione della mia vita era già arrivata qualche mese prima con la nascita della mia prima figlia. Il 23 aprile dello stesso anno, dopo una lunga notte di attesa, era arrivata Maddalena, la bambina che io e la mia compagna Gianna avevamo desiderato per 7 anni, una bambola tranquilla e delicata di cui mi sono innamorato dopo i primi 30 secondi (sugli aggettivi che la descrivevano avrei fatto in tempo a cambiare idea negli anni successivi, ma questa è un’altra storia!).

Sette lunghi anni nei quali l’abbiamo cercata in tutti i modi e finalmente è arrivata… ma quando sono diventato papà, come spesso accade nella vita, le domande che mi ero posto fino ad allora erano iniziate a cambiare.

Sto costruendo un futuro anche per lei?

Che tipo di patrimonio sto creando?

Gli investimenti che faccio sono sicuri? E ancora per quanto tempo mi daranno i loro frutti?

A quel tempo infatti ero un investitore da ormai 3 anni e investivo principalmente in obbligazioni, azioni del mercato USA, ETF e Fondi, oltre che alcune attività relative al forex: tutti investimenti diretti a portarmi cash flow immediato ma che, se pensavo al futuro che avrei voluto garantire per mia figlia, non mi permettevano di assicurare un attivo patrimoniale che sostenesse la mia famiglia negli anni.

Diventai improvvisamente più consapevole di come con i chiari di luna che stavamo vivendo nel 2014 (per non parlare di quelli che viviamo oggi!) in qualsiasi momento la borsa avrebbe potuto ricevere uno scossone ed io avrei perso parte del capitale investito.

Al contempo, la mia prima passione è ed è sempre stata l’ambiente.

Da circa 18 anni faccio impresa con un unico obiettivo: lasciare un luogo in condizioni migliori di come lo ho trovato e ridurre l’impatto che l’uomo ha sul pianeta, meglio ancora se con tecniche e tecnologie “gentili” ed ecologiche.

Con l’arrivo della mia bambina questa urgenza si era fatta ancor più impellente: alle domande sul lascito economico che avrei potuto garantirle si aggiungevano quelle non meno importanti sul lascito ambientale che avrebbe condizionato il futuro non solo di mia figlia ma di tutte le generazioni future.

Domande grandi, a cui faticavo a trovare risposta.

Almeno fino a quel giorno di settembre in cui per la prima volta sentii parlare delle proprietà del bambù e scoprii come la sostenibilità, sia quella economica che quella ambientale, possa nascere proprio unendo tradizione e innovazione.

“Hai detto agricoltori?”

Così risposi all’affermazione di Emanuele. A fianco a me erano raccolti il suo commercialista, l’avvocato, un fiscalista e l’analista, insieme a tre altri soci che condividevano con lui alcune società in ambiti diversi, riuniti nel salone della sua grande casa dell’hinterland milanese.

Allora conoscevo Emanuele professionalmente solo da qualche anno. In passato avevamo già lavorato assieme e sapevo che era un abile investitore, un self-made man che aveva costruito un impero nell’ambito della cura della salute, eppure non potevo immaginare che di lì a poco sarebbe diventato, oltre che il mio socio, anche il mio amico e mentore. Né avevo idea dell’avventura che sarebbe iniziata in quel caldo pomeriggio di fine estate del 2014.

“Hai capito bene, Mauro, ho scoperto una pianta fantastica che ha potenziale infinito, il Bambù Gigante” rispose guardandomi con gli occhi che brillavano. Ci spiegò che da tre mesi portava avanti ricerche su questa pianta antichissima, conducendo analisi e inviando consulenti a rilevare le caratteristiche del mercato del bambù in Italia e nel mondo, scoprendo che i suoi potenziali utilizzi sono quasi illimitati.

“Lo usi per il legno e raccogli i germogli come ‘super food’”, raccontò, attingendo anche alle sue conoscenze nell’ambito dell’health per attestare gli alti valori nutrizionali dei germogli di bambù, utilizzati nelle cucine asiatiche ma sempre più anche in Europa e in Italia, in particolare nell’alimentazione vegetariana e vegana oltre tra chi è attento alla salute.

“C’è una richiesta enorme di questi germogli in Europa ma attualmente arrivano solo confezionati, bolliti e messi sotto salamoia dalla Cina, il fresco non esiste. Noi è qui che ci inseriamo, nella forbice tra domanda e offerta, realizzando qui in Italia delle foreste di bambù gigante”.

Il progetto che Emanuele proponeva, infatti, non solo ci avrebbe permesso di vendere germogli certificati e legno pregiato, utilizzato in numerosissimi ambiti manifatturieri, ma anche di fare bene all’ambiente con la creazione di foreste sempreverdi.

“Dobbiamo agire in fretta però”, proseguì, “non saremo sicuramente gli unici a notare quest’opportunità di business ma potremo differenziarci dando grande attenzione al Biologico e all’utilizzo della Biodinamica”.

Poi aggiunse: “E’ qui che entri in gioco tu, Mauro”

Fu così che, grazie alla passione e alla conoscenza delle piante che derivava dalla mia lunga specializzazione nell’ambito della sostenibilità – che mi derivava anche dalla mia famiglia che dal 1885 si occupava di agricoltura – ebbi l’occasione di realizzare un investimento sostenibile sia in termini di ricaduta ambientale sia per i profitti. Quel giorno nel 2014 assunsi il mio ruolo in Forever Bambù: un grande progetto che avrebbe generato frutti per decenni, nato dall’impegno di numerose persone e dall’intuizione di un grande imprenditore, Emanuele Rissone, a cui lascerò la penna domani perché possa raccontare anche a te la sua visione.

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