Il bambù gigante il cui nome scientifico è Phillostachis Pubescens (o Edulis) comunemente detto Moso in Cina, appartiene a una delle 1200 specie suddivise in 90 generi di cui è popolato il mondo del bambù.

È una graminacea monocotiledone che appartiene alla famiglia delle Poacee, sotto-famiglia Bambusoideae.

Si è conquistato il soprannome di Gigante in quanto, oltre ad una crescita tra le più veloci di tutto il panorama vegetale (più di 60 cm al giorno) raggiunge i 40 mt di altezza e i 30 cm di diametro in condizioni particolarmente vantaggiose.

Non è l’unica pianta “gigante” in seno alle specie racchiuse col nome di Bambù, esiste anche il Dendrocalamus Brandisii, il Dendrocalamus fuminensis, il Dendrocalamus latiflorus, la Guadua Agustifolia, ma queste ultime non si adattano al clima italiano in quanto possono sopportare pochi gradi sotto lo zero.

Per secoli, in Asia e in sud America le popolazione si sono servite dei prodotti delle foreste spontanee di bambù per numerosissimi impieghi: a scopo alimentare, tessile, edile solo per citare gli utilizzi maggiori.

La coltivazione a scopo industriale è iniziata circa cinquant’anni fa in Cina trovando nell’università di Kunming della provincia di Yunnan il principale centro di sperimentazione per la coltivazione. Ad oggi si contano già 10 milioni gli ettari coltivati e 600 milioni le persone impegnate in tutto l’indotto legato al bambù che produce circa 3000 utilizzi dalle preziose canne.

Dal 2014 la coltivazione è attiva anche in Italia, primo stato in Europa a sviluppare il sistema colturale su vasta scala.

La sua propagazione può avvenire o naturalmente grazie all’apparato radicale rizomatoso o artificialmente tramite seme, margotta, talea, micropropagazione in vitro.

Nella seguente galleria fotografica è possibile apprezzare le modalità e le tempistiche legate alla coltivazione del bambù.

Una volta ottenuta una piantina, si procede alla messa a dimora su terreno precedentemente lavorato completando l’opera con una estesa pacciamatura di protezione. È questa operazione, grazie ad una irrigazione organizzata e ad una concimazione programmata che produrrà i massimi risultati dalla coltivazione intensiva del bambù nei tempi più rapidi.

Il bambuseto cresce esponenzialmente dal secondo anno in poi giungendo a maturazione, verso il settimo anno, a più che decuplicare le piante.  Una vera foresta.

Dal quarto anno, il bambuseto non necessità più di alcuna lavorazione dedicata come irrigazione o concimazione in quanto grazie alla pacciamatura naturale data dalla muta delle foglie, si realizza una autosostentamento perenne.

Le uniche lavorazioni necessarie sono il mantenimento e la pulizia dei fossati perimetrali e delle strade interne al bambuseto.

Durante la raccolta che avviene per i germogli a primavera ed in autunno inoltrato, e per le canne durante tutto l’autunno e l’inverno, si sfoltisce il bambuseto di circa 25-30% delle piante mantenendo così integra la forza della foresta.

I germogli seguiranno la catena del fresco e a seconda della richiesta subiranno idonea lavorazione, mentre le canne di idonea età, una volta raccolte e sfoltite da rami e foglie saranno inviate direttamente all’acquirente.